Negro nicaraguense si suicida mentre è sotto custodia dell’Ice

Suicidio di un Migrante Nicaraguense nel Centro di Detenzione di Fort Bliss

Un tragico evento ha scosso il centro di detenzione “Camp Montana” a Fort Bliss, Texas, dove un migrante nicaraguense di 36 anni, Victor Manuel Diaz, è morto per suicidio. La morte è stata confermata dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE), che ha avviato un’indagine per fare luce sulle circostanze che hanno portato a questo drammatico epilogo.

Dettagli del Caso

Victor Manuel Diaz era stato arrestato a Minneapolis il 6 gennaio e aveva attraversato il confine dal Messico nel marzo 2024. La sua morte rappresenta il terzo decesso registrato nel centro di detenzione in un periodo di soli 44 giorni, sollevando preoccupazioni riguardo alla sicurezza e alle condizioni di vita all’interno della struttura.

Critiche e Preoccupazioni sui Diritti Umani

Il centro di detenzione “Camp Montana” è stato oggetto di critiche per presunti abusi e negligenza medica. Queste accuse hanno posto in evidenza una serie di problematiche legate ai diritti umani dei migranti detenuti, contribuendo a un clima di crescente allerta tra attivisti e organizzazioni per i diritti umani. L’anno scorso ha segnato un record inquietante, con oltre 30 decessi avvenuti sotto custodia ICE, il numero più alto degli ultimi due decenni.

Aumento delle Detenzioni di Migranti

Le detenzioni di migranti negli Stati Uniti hanno raggiunto livelli record, con oltre 73.000 persone attualmente trattenute. Questo incremento ha sollevato interrogativi riguardo alla gestione delle strutture di detenzione e alle condizioni di vita dei migranti, molti dei quali provengono da contesti di violenza e povertà.

Conclusione

La morte di Victor Manuel Diaz è solo l’ultimo di una serie di eventi tragici che evidenziano la crisi in corso nel sistema di detenzione dei migranti negli Stati Uniti. Mentre l’indagine di ICE continua, la comunità e i gruppi per i diritti umani chiedono una revisione delle pratiche e delle condizioni all’interno delle strutture di detenzione, nella speranza che tali tragiche perdite non si ripetano in futuro.


Immagine di copertina: Corriere della Sera