Padova, polemica sul maiale in vetrina: la comunità islamica chiede la rimozione del simbolo gastronomico

Il caso di “Mortadella… E Non Solo” accende il dibattito tra libertà commerciale e sensibilità religiose. I dipendenti musulmani del locale difendono il simbolo

Padova, 28 gennaio 2026 – Un maiale di plastica rosa esposto nella vetrina di un negozio di salumi nel cuore di Padova è diventato l’inaspettato simbolo di uno scontro tra tradizione gastronomica italiana e sensibilità religiose. Il locale “Mortadella… E Non Solo”, inaugurato il 22 gennaio in piazza dei Signori, si trova al centro di una polemica che ha diviso la città e acceso un dibattito nazionale su laicità, integrazione e libertà commerciale.

La richiesta della comunità islamica

La controversia è nata quando Salim El Mauoed, medico e vice-presidente regionale della Comunità Islamica del Veneto, ha pubblicamente richiesto la rimozione della figura del maiale dalla vetrina del negozio. “La presenza del maiale è di cattivo gusto e rischia di irritare e turbare i musulmani che ci passano davanti”, ha dichiarato El Mauoed, che rappresenta una comunità di circa 20mila persone nel padovano.

Il medico ha spiegato di essersi consultato con gli altri vertici della collettività islamica che vive e lavora in tutto il padovano prima di rivolgere l’invito pubblico ai titolari del locale. “Invitiamo i titolari del nuovo locale dove si possono acquistare le grandi rosette con la mortadella con tutta una serie di varianti a togliere il maiale di plastica di colore rosa dalla vetrina”, ha affermato.

Secondo la visione religiosa islamica, il maiale è considerato un animale impuro, e la sua presenza visibile nel centro cittadino sarebbe percepita da alcuni membri della comunità come potenzialmente offensiva, anche se si tratta di una semplice riproduzione in plastica utilizzata a scopo pubblicitario.

Il negozio e il suo simbolo

“Mortadella… E Non Solo” è un punto vendita specializzato in panini e salumi, parte di una catena di locali analoghi. Il maiale di plastica rosa, che richiama la tradizione della pop art e la cultura gastronomica italiana, è stato scelto come mascotte del negozio proprio per identificare immediatamente la tipologia di prodotti venduti.

Per i commercianti e la maggior parte dei clienti, si tratta di un normale e innocuo richiamo pubblicitario alla tradizione culinaria italiana, in particolare ai prodotti a base di carne suina che rappresentano un pilastro della gastronomia del Paese. La mortadella, prodotto tipico dell’Emilia-Romagna ma apprezzato in tutto il territorio nazionale, è infatti uno dei simboli della salumeria italiana.

Le reazioni politiche

Il caso ha immediatamente attirato l’attenzione del mondo politico locale e nazionale. Il consigliere comunale di San Donà per Fratelli d’Italia, Giulio Bonet, è intervenuto con fermezza sulla questione. In un post su Facebook, Bonet ha scritto: “Capisce, Signor Sindaco, io non mi indigno per una fetta di mortadella né per una gonna sopra il ginocchio. Non vedo il demonio in una ciocca di capelli. Quello che vedo, invece, è un continuo e stancante doppiopesismo. Tartuferia mischiata a uno stucchevole moralismo selettivo. Un’intolleranza al contrario”.

Secondo Bonet, quella della comunità islamica sarebbe una richiesta strumentale di autocensura, motivata da ragioni politiche per accaparrarsi il consenso elettorale delle 20mila persone della comunità musulmana padovana. “Rivendico allora, con buona pace di commentatori fricchettoni e di politici con pedigree da salotto televisivo, la mia intolleranza, se così piace chiamarla”, ha aggiunto il consigliere.

Anche Enrico Turrin, consigliere di Forza Italia, ha effettuato un sopralluogo presso il negozio, definendo le parole di El Mauoed “una pericolosa iperbole che espone l’attività ai vandali”. Turrin ha sostenuto la tesi del rispetto reciproco: nessuno obbliga i musulmani a entrare nel negozio, e nessuno dovrebbe avere il diritto di cancellare i simboli della tradizione gastronomica italiana.

La posizione del sindaco Giordani

Il sindaco di Padova Sergio Giordani, a cui è stata formalmente rivolta la richiesta di intervento, non si è ancora espresso pubblicamente sulla vicenda. Non ha preso posizione né in favore della rimozione del maiale, come auspicato da Salim El Mauoed, né in favore del negozio e di chi vorrebbe che il simbolo rimanesse esposto.

Il Comune di Padova non ha emesso alcun provvedimento ufficiale, né risulta alcuna disposizione normativa che vieti l’uso di figure di maiali come insegna commerciale. L’amministrazione comunale sembra quindi aver optato per una linea di prudente silenzio, evitando di intervenire in una questione che presenta evidenti risvolti identitari e culturali.

La difesa dei dipendenti musulmani

Un aspetto particolarmente significativo della vicenda riguarda la posizione dei dipendenti musulmani che lavorano nel negozio “Mortadella… E Non Solo”. Contrariamente alle aspettative, alcuni di loro hanno pubblicamente difeso l’esposizione del maiale di plastica, considerandolo un elemento coerente con l’identità del negozio e per nulla offensivo.

Questa posizione evidenzia come all’interno della stessa comunità islamica esistano sensibilità diverse rispetto alla questione. Mentre alcuni rappresentanti della comunità vedono nel simbolo un elemento di disturbo, i lavoratori musulmani del negozio sembrano dimostrare una maggiore apertura e pragmatismo, riconoscendo la natura puramente commerciale e non provocatoria del simbolo.

Il dibattito più ampio

La vicenda padovana si inserisce in un dibattito più ampio che periodicamente emerge nelle cronache italiane: il difficile bilanciamento tra il rispetto delle diverse sensibilità culturali e religiose presenti sul territorio e la tutela delle libertà individuali e commerciali in un contesto laico e democratico.

Da un lato, in una società sempre più multiculturale, alcuni sostengono la necessità di evitare simboli o pratiche che possano ferire o offendere comunità minoritarie presenti sul territorio. Dall’altro lato, molti ritengono che prodotti tipici italiani come la mortadella abbiano pieno diritto di essere rappresentati senza autocensure nel proprio Paese, e che cedere a richieste di rimozione di simboli legali e tradizionali costituirebbe un pericoloso precedente.

In passato, episodi simili hanno riguardato menù scolastici (con richieste di eliminare la carne di maiale dalle mense), simboli festivi (come presepi o alberi di Natale), rappresentazioni tradizionali e altre manifestazioni culturali. Ogni volta si è riproposta la questione di dove tracciare il confine tra il rispetto dovuto alle minoranze e il mantenimento dell’identità culturale del Paese.

Le implicazioni per la convivenza

Alcuni osservatori hanno espresso preoccupazione per quello che potrebbe essere percepito come un tentativo di condizionare pratiche e tradizioni consolidate da secoli attraverso richieste basate su precetti religiosi. Il timore è che l’accoglimento di simili richieste possa innescare una spirale di autocensura, in cui ogni elemento della cultura italiana che non sia conforme ai dettami di una o più religioni presenti sul territorio possa essere messo in discussione.

Altri commentatori, invece, invitano a una maggiore sensibilità verso le comunità minoritarie, sostenendo che in una società inclusiva occorra trovare forme di convivenza che rispettino le diverse sensibilità, pur senza rinunciare alle proprie tradizioni.

Il consigliere Bonet ha parlato esplicitamente di “doppiopesismo”, riferendosi al fatto che mentre si chiede agli italiani di modificare le proprie abitudini e simboli per non offendere le sensibilità altrui, non sempre si osserva la stessa disponibilità in senso inverso.

La situazione attuale

Al momento, il maiale di plastica rosa resta esposto nella vetrina del negozio in piazza dei Signori. I titolari del locale non hanno dato seguito alla richiesta di rimozione, forte anche del supporto ricevuto da parte dell’opinione pubblica, dei propri dipendenti musulmani e di esponenti politici locali.

Non risultano al momento vandalismi o episodi di intolleranza nei confronti del negozio, nonostante i timori espressi dal consigliere Turrin circa il rischio che le parole di El Mauoed potessero incoraggiare azioni vandaliche.

La polemica continua a essere oggetto di discussione sui social media e nei bar della città, dividendo l’opinione pubblica tra chi sostiene la necessità di maggiore sensibilità culturale e chi difende il diritto del negozio a mantenere il proprio simbolo commerciale senza ingerenze esterne.

Le prospettive

La vicenda pone interrogativi destinati a rimanere aperti. In assenza di un intervento dell’amministrazione comunale o di iniziative legali, la questione sembra destinata a risolversi sul piano del dibattito pubblico e della sensibilità individuale.

Il caso evidenzia come la convivenza in una società multiculturale richieda un difficile equilibrio: da un lato il rispetto per le diverse tradizioni e sensibilità religiose, dall’altro la difesa della laicità dello spazio pubblico e delle libertà individuali, commerciali e culturali.

Resta da vedere se questo episodio rimarrà un caso isolato o se rappresenterà un precedente per future richieste simili. Ciò che è certo è che il piccolo maiale rosa di plastica in vetrina a Padova è diventato, suo malgrado, il simbolo di un dibattito molto più ampio sull’identità, l’integrazione e i limiti della convivenza in una società plurale.


La vicenda di Padova si aggiunge alla lunga lista di episodi che dimostrano come, in una società multiculturale, anche gli oggetti più innocui possano diventare terreno di scontro quando vengono interpretati attraverso lenti diverse. La sfida, per l’Italia come per tutte le democrazie occidentali, rimane quella di trovare un equilibrio tra apertura e integrazione da un lato, e preservazione della propria identità culturale dall’altro, senza che nessuna delle due esigenze prevalga sull’altra in modo totalizzante.


Immagine di copertina: Il Giornale